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Pet therapy: i cani in ospedale

L’idea di portare i cani in ospedale, per aiutare i loro proprietari a guarire, non è certo nuova, ma fino a oggi si è dovuta scontrare con regole che rendevano di fatto impossibile metterla in pratica. Qualcosa, per fortuna, è cambiato.
di Gigi Ferrarese

Chiunque possegga o abbia posseduto un cane conosce bene la piacevole sensazione di avere vicino un animale così speciale. Il cane ci consola con la sua presenza ed è felice di starci accanto, ottenendo così il risultato di migliorare il nostro stato d’animo. Questo è uno dei motivi per cui, in alcuni casi, dei cani accuratamente selezionati e accompagnati da conduttori che devono essere correttamente formati vengono introdotti negli asili nido e nelle scuole materne, nei centri diurni disabili, nelle scuole primarie, secondarie e superiori, nelle case di riposo e nelle comunità che si occupano del recupero di persone con problemi di dipendenza come alcool o droghe.

Un inizio lontano

cani in ospedaleLe terapie assistite dagli animali vennero introdotte per la prima volta nel 1792 allo York Retreat Hospital, in Inghilterra, dallo psicologo infantile William Tuke. A questo primo intervento ne seguirono molti altri in diversi Paesi, quali Germania, Francia, Stati Uniti, Norvegia. Da qualche anno, anche in Italia gli interventi di Attività e di Terapie Assistite dagli Animali, noti al grande pubblico come attività di Pet Therapy, vengono proposti con successo in molte strutture sanitarie.
La differenza sostanziale, tra le Attività Assistite dagli Animali (AAA), che possono essere anche di tipo Educativo (AEAA), e le Terapie Assistite dagli Animali (TAA), è che nel primo caso non vengono raccolte informazioni e dati riguardo all’attività svolta, gli incontri sono generalmente ludici e non necessariamente inseriti in un progetto. Nel secondo contesto vengono invece raccolte informazioni a seguito di un progetto concordato, che prevede degli obiettivi specifici, informazioni che servono a monitorare gli interventi e a valutare se e quando questi obbiettivi vengono raggiunti. Questi dati vengono raccolti in specifiche schede di osservazione; in alcuni casi, anche scattare fotografie e riprendere filmati può aiutare a meglio comprendere la qualità degli interventi.

Diverse applicazioni

Parlando più nel dettaglio delle terapie, sono molteplici le attività che possono essere svolte all’interno degli istituti sanitari o scolastici, il tutto mirato a ottenere un generale benessere psico-fisico nei pazienti. Gli obiettivi che possiamo vedere realizzati grazie a questi interventi con il cane sono un aumento dell’autonomia personale, delle capacità di socializzazione e dell’autostima, una riduzione sensibile dell’aggressività, dello stato di tensione, di ansia e della paura. Questo non deve stupire se consideriamo, per esempio, che nelle persone che vivono con un cane si riscontra una riduzione del battito cardiaco e della pressione arteriosa media, quindi uno stato di maggiore rilassatezza. Proseguendo nell’elenco dei benefici che si possono ottenere, viene evidenziato nei pazienti un miglioramento dell’utilizzo del linguaggio, delle competenze cognitive e fisiche, e un rilassamento generale dovuto al divertimento e alla maggior voglia di sorridere che i cani quasi sempre generano.

Nella pratica

In tutto questo, come si collocano gli interventi negli ospedali? Sappiamo che i regolamenti degli ospedali prevedono che gli animali non vi possano entrare, per ovvie ragioni igienico sanitarie. In realtà, però, questo non è sempre vero: recentemente, un Giudice tutelare del Tribunale di Varese ha emesso una sentenza riguardo alla richiesta di una signora ricoverata con una grave patologia, che chiedeva di poter vedere il proprio cane, richiesta che era stata inizialmente respinta dal personale dell’ospedale. Il Giudice ha sancito che il “sentimento per gli animali costituisce un valore e un interesse a copertura costituzionale”, riscrivendo di fatto il regolamento della clinica in questione e dando ragione alla paziente, che ha così potuto riabbracciare il suo cane, e creando in questo modo un precedente importante.
Alcuni Ospedali hanno promosso o stanno promuovendo progetti di attività con gli animali meritevoli di attenzione: citiamo per esempio l’Ospedale Meyer di Firenze, l’Ospedale Pediatrico di Padova, l’ospedale Pediatrico G. Di Cristina di Palermo, l’Azienda Ospedaliera Ospedale Niguarda Ca’ Granda Milano.

Attività e vantaggi

cani in ospedaleMa cosa si fa in un ospedale con un animale? I bambini ricoverati spesso sono spaventati, hanno dolore e non sempre possono avere accanto i genitori. Tutto questo può generare ansia e in alcuni casi persino depressione. Il cane genera uno stato di gioia in questi piccoli pazienti, il che permette di migliorare il loro stato d’animo, rendendo più facile per loro l’essere avvicinati da medici e infermieri che devono somministrare le terapie. Il cane può diventare anche catalizzatore di attenzione da parte di tutti i bambini ricoverati e questo può semplificare e migliorare la relazione tra i baby degenti, migliorando la convivenza durante la loro permanenza in ospedale. Anche gli interventi rivolti a bambini che si recano in pronto soccorso a causa di un evento traumatico possono essere molto importanti, poiché il cane può rendere più piacevole e meno angosciante l’attesa e la visita. Con il nostro amico a quattro zampe possiamo svolgere anche progetti più complessi, come l’affiancamento per bambini affetti da gravi malattie, benché in questo caso non sempre si possa compiere l’intervento, soprattutto se ci sono problemi di carattere immunodepressivo. In realtà i cani utilizzati per la Pet Therapy devono essere controllati scrupolosamente e seguire un programma di prevenzione delle zoonosi, quindi la trasmissione di malattie ai pazienti è altamente improbabile, ma spesso la direzione sanitaria della struttura preferisce evitare qualsiasi tipo di rischio.

Cosa dice la Legge

Nell’accordo Stato-Regioni del 6 febbraio 2003 (in G.U. 3 marzo 2003 n. 51), ciascuna delle parti si è impegnata, per le proprie competenze, a promuovere iniziative rivolte a favorire una corretta convivenza tra le persone e gli animali da compagnia, nel rispetto delle esigenze sanitarie, ambientali e del benessere degli stessi animali. Al momento la Regione Veneto è attualmente l’unica che ha dato piena applicazione all’Accordo Stato Regioni, con la legge regionale 3 gennaio 2005, n. 3 “Disposizioni sulle terapie complementari (Terapia del sorriso e Pet Therapy).
Recentemente, anche la Regione Emilia Romagna ha detto sì a una normativa che prevede nuove regole riguardanti cani e gatti, che potranno entrare, su richiesta del paziente, nelle strutture sanitarie sia pubbliche sia private. Questa normativa dovrà essere rispettata da tutte le strutture ospedaliere regionali, le quali si dovranno attivare per redigere un regolamento interno ogni qual volta sarà richiesto l’accesso di un animale d’affezione. Attualmente, la difficoltà nell’introduzione dei nostri amici a quattro zampe all’interno delle aziende sanitarie è legata più alla legislazione che non al reale beneficio che un cane può offrire a una persona ricoverata, sul quale ci sono ben pochi dubbi. In ogni caso, è sempre fondamentale rispettare scrupolosamente le regole sanitarie e il singolo animale: è bene ricordare che non tutti i cani possono apprezzare il fatto di ritrovarsi in un ambiente sconosciuto, circondati da estranei, anche se con la possibilità di stare accanto al proprio amico a due zampe.

Diritti e doveri dei cani in ospedale

Benché le istituzioni stiano finalmente iniziando a comprendere il valore della pet therapy e stiano aprendo le strutture sanitarie a questi interventi, è sempre bene partire dal presupposto che portare il cane o il gatto in ospedale non è un diritto assoluto, da far valere a tutti i costi. I singoli istituti devono valutare la situazione, caso per caso, inoltre bisogna tenere presenti anche condizioni oggettive, come il fatto che il paziente possa dividere la camera con altre persone che non condividono la passione per gli animali. La strada giusta è quella di informarsi, parlare con le associazioni che si occupano di pet therapy e confrontarsi rispettosamente con il personale sanitario, al quale spetta l’ultima parola per autorizzare la pratica.

La parola alla Regione

In Italia manca una legislazione nazionale chiara che regolamenti questa attività. Per questo motivo, in attesa che ci si occupi di regolamentare le terapie, è opportuno controllare le leggi regionali per verificare le linee guida che vengono indicate riguardo alla pet therapy.

I requisiti fondamentali dei cani in ospedale

  • Che sia selezionato accuratamente da un punto di vista comportamentale.
  • Che sia controllato costantemente riguardo al benessere e allo stato di salute per prevenire ed eventualmente curare le zoonosi.
  • Malattie come la rabbia, la leishmaniosi, la leptospirosi e la filariosi, sono zoonosi e si possono trasmettere dagli animali agli uomini. Il programma di prevenzione SIMEVEP è il più rigoroso e prevede molti e scrupolosi controlli sui cani impegnati nei programmi di Terapie Assistite dagli Animali.
  • È comunque consigliato:
    1: Profilassi vaccinale tetravalente e antirabbica annuale e leptospirosi semestrale.
    2: Esame delle feci e sverminazione semestrale
    3: Controllo degli ectoparassiti mensile
    4: Profilassi filaria annuale ed esame sierologico di controllo annuale
    5: Controllo igienico
    6: Visita clinica veterinaria mensile
    7: Educazione dei pazienti

A chi rivolgersi

In Italia esistono diverse associazioni che si occupano di Pet Therapy, che possiamo contattare per approfondire l’argomento:

Esperienze vissute

cani in ospedaleCi sono diversi casi in cui la pet therapy ha già avuto modo di dimostrare la propria efficacia. Nel 2013, per esempio, è stato portato all’attenzione del pubblico il caso di una bambina di 10 anni di Roma, ricoverata nel reparto Terapia intensiva pediatrica del Policlinico Gemelli, affetta da uno stato depressivo profondo che si era sviluppato come conseguenza della degenza nel reparto intensivo. La visita quotidiana del suo cucciolo di Golden Retriever, Portos, ha contribuito notevolmente a farle superare il momento di crisi. Gli incontri sono stati organizzati con l’avvallo dello staff medico e seguendo un rigido protocollo. I risultati sono stati evidenti fin dal primo incontro, con un visibile miglioramento da parte della giovane paziente, che le ha permesso di affrontare con più energia la fisioterapia riabilitativa.

Quando È utile la pet therapy?

La pet therapy può essere utilizzata in molte situazioni diverse e offre i risultati più significativi proprio con le patologie complesse. Ecco alcuni esempi:
■ sindrome di Down
■ sindrome di Prader Willy
■ sindrome di Asperger
■ sindrome di Rett
■ sindrome di Angelman
■ sindrome di Diogene
■ psicosi
■ dipendenze patologiche

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