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Labrador Retriever: inarrestabile!

Continua la marcia trionfale del Labrador: una netta crescita negli ultimi anni lo ha fatto diventare il cane più amato dagli italiani, ma non è necessariamente un bene…

Quando i numeri di una  razza salgono troppo i veri amatori non sono mai contenti. Lo conferma l’allevatore Simone Comunetti: «Sicuramente tutte le caratteristiche positive del Labrador hanno fatto sì che diventasse negli anni una razza popolare e molto diffusa, grazie anche ai numerosi spot che lo hanno visto protagonista. Il problema sorge quando una razza diventa di moda, ma problematico è l’uomo, non il cane, che si trasforma in business, un modo per far soldi. esistono purtroppo persone che si autodefiniscono “allevatori” per il solo fatto di far riprodurre i cani, senza alcuna passione e competenza specifica per la razza. Ecco che si inizia a registrare una cucciolata dietro l’altra, si fanno i numeri arrivando a iscrivere migliaia di cuccioli in un anno. Questo approccio intensivo impedisce l’approfondimento necessario per selezionare correttamente gli esemplari da riprodurre e scegliere un accoppiamento piuttosto che un altro, non ci si fa carico della salute dei riproduttori né tanto meno del carattere che è richiesto alla cucciolata. Se il lavoro di decenni di selezione ha portato il Labrador alle attuali meravigliose caratteristiche, la loro valorizzazione dovrebbe essere la prima responsabilità di chi alleva».

Cosa c’entra il Labrador con l’omonima penisola canadese?

Poco in realtà, visto che la razza, così come il cane di Terranova, è originaria della vicina isola di Terranova. È qui, infatti, che comincia la sua storia. Le prime testimonianze sulla razza, o meglio sul suo progenitore, arrivano dal marinaio Aaron Thomas che, alla fine del 1800, descrisse i cani di St. John (capitale di Terranova), soggetti dal manto scuro e raso, preziosi collaboratori dei pescatori nel recupero del pesce. Allora l’isola di Terranova era sotto la giurisdizione inglese e i numerosi navigatori che vi facevano tappa cominciarono a portare questi cani in patria; la fama di recuperatori di pesce colpì favorevolmente i gentiluomini inglesi, che pensarono di poterli impiegare a caccia, e fu proprio un cacciatore, il secondo conte di Malmesbury, il primo allevatore.

Dall’altra parte dell’oceano, intanto, nel 1855, il governatore dell’isola di Terranova impose una tassa salata ai proprietari dei cani, facendo diminuire le cucciolate  e, di conseguenza, le importazioni in Inghilterra. Inoltre, il British Quarantine Act del 1895 permetteva l’ingresso in terra britannica solo ai cani che avevano fatto un periodo di quarantena di sei mesi. Di fatto, dunque, l’importazione si fece molto difficile: per fortuna i cani già presenti in Gran Bretagna trovarono appassionati che si dedicarono alla loro selezione e proprio per questo il Labrador è considerato in tutto e per tutto una razza inglese.

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