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Gli animali domestici pesano sull’economia?

Oltre a essere stati riconosciuti ufficialmente parte della società, gli animali domestici, oggi, svolgono attività talmente “umane” da avere un peso nell’economia, anche italiana…

Il cane va dal parrucchiere, il gatto in hotel 5 stelle. Se siamo al lavoro, l’asilo accoglie il nostro cucciolo mentre dall’ufficio guardiamo il micio con la webcam. E non è solo questo. Il Trattato di Lisbona, entrato in vigore il primo gennaio del 2009, ha sancito che nella Comunità Europea gli animali sono reputati soggetti di diritto in quanto esseri senzienti, postulandone la piena dignità ontologica e giuridica.

Gli animali domestici nel mondo sono più di un miliardo e settecentomila e in futuro potranno solo aumentare…

Il diritto familiare e matrimoniale è stato investito dall’esplosione del numero di cause di separazione o divorzio che vedono coppie e famiglie scannarsi per  l’affidamento dei cuccioli di casa e la Legge sui condomìni, in vigore dal 18 giugno 2013, ha liberalizzato l’ingresso degli animali domestici nelle abitazioni: dopo decenni di inaccettabili discriminazioni, i contratti di locazione e vendita non possono più vietare gli animali da compagnia, né i regolamenti condominiali limitare la libertà di accompagnarsi a pet di ogni tipo. Poi i testamenti li tutelano dopo la morte del padrone e il pet business comincia a occupare una bella fetta dell’economia globale. In poche parole, non solo i pet sono a tutti gli effetti parte del sistema in cui viviamo ma, acquisendo (per fortuna)  sempre più diritti, lo cambiano, culturalmente e socialmente, dettando anche nuove leggi di mercato…

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