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Cani da guardia: la difesa del territorio

Cani da guardia e territorio

Tutti abbiamo avuto modo di osservare più volte almeno un cane che difende il suo territorio: con la vigilanza, con l’abbaio e, a volte, intervenendo direttamente per affrontare chi ritiene sia una minaccia. Questo comportamento è una delle ragioni per le quali abbiamo stretto alleanza con il cane, decine di migliaia di anni fa, quando avere un guardiano e anche un difensore dotato di sensi sopraffini e di morso potente era un enorme vantaggio in termini di vera e propria sopravvivenza. Secondo molti antropologi, tale alleanza ci ha addirittura permesso di prosperare come come specie e di conquistare il Pianeta, perché oltre alla territorialità il cane ci ha messo a disposizione molte altre qualità estremamente utili, per esempio la sua abilità nella caccia e nella conduzione del bestiame.

Ma i tempi cambiano e quella che era una dote preziosa in molti contesti può trasformarsi in un problema. Se il cane ha uno spiccato istinto di difesa del territorio, infatti, l’accesso autorizzato di estranei alle nostre case può diventare difficile e, a volte, anche pericoloso per loro.

I tempi cambiano ma i cani sono rimasti sostanzialmente uguali

Da qualche decina d’anni ormai, la vita di moltissimi cani è decisamente diversa da quella dei loro predecessori che avevano uno o più lavori da svolgere, spesso a tempo pieno: caccia, conduzione o guardia del bestiame, traino e così via, contribuendo in questo modo al sostentamento dei loro proprietari. Oggi, infatti, tanti cani sono divenuti membri a tutti gli effetti della loro famiglia, condividendone la casa e il tempo libero. Cosa molto positiva, s’intende. Ma c’è un “ma”: se è vero che i tempi sono cambiati, e in meglio, per i cani, è anche vero che i cani non sono cambiati molto. Vale a dire che tuttora moltissime razze conservano le doti lavorative per le quali sono state selezionate nel passato e, spesso, tali prerogative mal si conciliano con una vita prettamente casalinga e poco attiva, perché c’è tanta energia inespressa che aspetta di scaturire e la difesa del territorio è una valvola di sfogo molto valida. L’altro fattore è che i cani, quasi tutti, sono territoriali per natura, chi più, chi meno e chi… molto, per selezione.

Guardia “attiva” : un criterio utile per valutare il cane

La definizione “cane da guardia” è fuorviante.  Per le razze specializzate, sarebbe corretto parlare di “cane da guardia attiva”. Il termine aggiuntivo spiega cosa fa, in genere, un cane di questo tipo di fronte a un invasore del territorio: agisce. Alcuni scelgono un approccio più “riflessivo”, quindi non intervengono subito ma lasciano all’estraneo il tempo di capire la situazione e invertire la rotta. Se non lo fa, però, l’intervento arriverà. Altri invece non attendono e passano direttamente all’azione, attaccando anche da distanza notevole. Altri ancora non vanno incontro alla “minaccia” ma aspettano che sia questa a giungere a tiro e poi scattano. In genere, sono i cani più massicci e relativamente lenti, come i grandi mastini, a scegliere questa strategia. Dunque, i cani da guardia “attiva” sono quelli che, per selezione, mettono in gioco più facilmente la propria sicurezza fisica per fermare le invasioni. Ed è questa la differenza sostanziale tra le razze specializzate e gli altri cani. Le prime, cioè, sono predisposte a intervenire per genetica, se vogliamo. Ma attenzione, perché molti soggetti di tantissime razze hanno tra le loro prerogative individuali anche l’intervento fisico in caso di invasione del territorio, pur non essendo stati selezionati per questo, perché si tratta di un comportamento naturale ereditato dal loro progenitore selvaggio per il quale il territorio è “sacro”. Quanto un cane sia disposto a impegnarsi, e rischiare, per difenderlo è il vero criterio di valutazione della sua territorialità, indipendentemente dalla selezione che ha alle spalle.

 

 

 

 

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