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Il “sesto senso”

Credo che non ci sia padrone di cane che, almeno una volta, non abbia avuto l’impressione che il suo beniamino dimostrasse quello che noi usiamo definire un “sesto senso”: cioè un particolare intuito, apparentemente senza altri indizi se non una sensibilità straordinaria e sorprendente.

Un esempio che mi è sempre caro citare è il seguente. Anni fa avevo con me Scooby, un meticcio, del tutto simile ad un Welsh Corgi, raccolto per strada. Nelle giornate libere da impegni capitava che passassi diverso tempo a leggere o guardare la TV sul divano. E Scooby se ne stava beato a riposare nella stanza.

Con il passare delle ore, era facile che magari mi alzassi anche tre, quattro volte per andare a bere, per prendere una matita o anche solo per sgranchirmi le gambe. E Scooby continuava a dormire senza fare una piega. Capitava però che ad un certo punto decidessi di portarlo fuori a spasso. Dunque mi alzavo con l’intenzione di uscire. Bene... in quell’istante Scooby quasi miracolosamente balzava in piedi e me lo ritrovavo in pochi secondi davanti all’appendiabiti su cui c’era il suo guinzaglio. Attenzione, badate bene: Scooby si alzava esattamente nell’istante in cui io mi alzavo per portarlo fuori: prima cioè che potessi fare alcuna altra azione che fosse minimamente indicativa della imminente passeggiata: chiamarlo, pronunciare il termine “passeggiata” o altro. Come faceva?

 

Sarebbe fin troppo facile e certo affascinante pensare che quel meticcio avesse un “sesto senso”. Ma la realtà è probabilmente un’altra: del tutto involontariamente, nel momento in cui mi alzavo per farlo uscire, facevo dei minimi gesti che in qualche modo Scooby aveva imparato ad associare al passeggio. Gli bastava dunque “tenermi sotto controllo” per capire quando giungesse quel momento di festa.

Lo stesso può capitare quando i nostri animali domestici se ne stanno in disparte se magari siamo un po’ nervosi, oppure ci riempiono di coccole supplementari nel momento in cui invece siamo tristi. È “sesto senso” anche qui? Non credo. I cani sono degli ottimi osservatori. E imparano perfettamente a studiare i nostri gesti impercettibili e ad associarli a stati d’animo che proviamo o azioni che ci apprestiamo a svolgere. Così, quando siamo arrabbiati o tristi, inevitabilmente trasmettiamo dei segnali che il cane sa interpretare e ha imparato a collegare a una sua reazione: distacco o maggiore avvicinamento.

 

Qualcuno è poi solito citare la capacità degli animali, non solo del cane, di prevedere con un certo anticipo l’arrivo di terremoti o altre catastrofi naturali. Anche in questo caso, pur nei limiti della conoscenza della mente del cane che abbiamo ancora oggi, è opportuno pensare che non ci sia nulla o quasi di “paranormale”: semmai c’è un’incredibile capacità di percepire cambiamenti ad esempio nei parametri fisici dell’aria o del magnetismo che ci avvolge, e a ricondurli ad un generale stato di allarme. Non è dunque corretto dire che “i cani prevedono i terremoti”; più giusto sarebbe dire che “prevedono un imminente stato di allarme” e per questo mettono in atto tutta una serie di reazioni di paura e di allerta che noi poi facciamo ricondurre alla calamità manifesta. E non è certo cosa da poco!