L’uomo capobranco
Per vivere sereno un cane ha bisogno di un capo. E, al di fuori di un contesto selvatico, questo capo dev’essere proprio l’uomo che lo accoglie in casa.
Questa affermazione, a prima vista fin troppo perentoria e tale magari da far storcere il naso a qualche animalista, di fatto è vera e risponde pienamente al meccanismo con cui funziona la mente del cane. La natura ideale di quest’ultimo, quella che gli permette di vivere serenamente senza conflitti d’identità, è proprio quella del sottomesso.
Ce lo insegna la natura. Ce lo insegnano i branchi di lupi, dove esiste un capo assoluto, detto lupo alfa, che guida, coordina, supporta l’intero branco in qualsiasi attività. Senza di esso gli animali sarebbero allo sbando: non ci sarebbe disciplina, né coordinazione in momenti cruciali come ad esempio la caccia in gruppo.
Va comunque precisato che il ruolo di lupo alfa non è eterno. Anzi! Nei branchi questa “carica” viene spesso messa in discussione perlopiù dai giovani maschi (raramente si ha notizia di femmine che ricoprano questo ruolo assoluto; semmai sono le compagne del lupo alfa, e per questo hanno comunque una posizione di altissimo rango). Soprattutto durante la stagione dei calori. Il lupo alfa deve dunque cercare di mantenere sempre il suo rango non solo con lotte perlopiù ritualizzate, ma anche con quello che noi umani chiameremmo “carisma”.
Se il capo invecchia oppure resta ferito, e cioè perde il suo vigore, è facile che venga spodestato, precipitando non al secondo ma all’ultimo posto della scala gerarchica. Tra i lupi, insomma, il ruolo del capo dominante non è statico nel tempo e lo si conquista davvero sul campo.
Questo invece deve accadere in casa nostra. Fin dal primo istante che il cucciolo varca la nostra soglia, occorre fargli capire che lì di capo ce n’è uno solo: ed è quello a due gambe. Ciò non significa usare la forza, e tantomeno le punizioni. Semplicemente basta far capire al cucciolo che esistono delle regole, che queste le ha decise la famiglia e non lui, e che non gli resta altro che obbedire.
Come detto in precedenza, dobbiamo toglierci dalla testa l’idea tutta umana (e non certo canina) che il cucciolo così facendo sia al pari di un povero tapino atteggiato a nostro schiavo. Affatto. La mente del cane è pressoché semplice, almeno in queste cose: o il cane domina (situazione da evitare perché foriera di grossi guai) oppure il cane è dominato (situazione migliore). Qualunque altra forma, dal cane che domina sulla moglie ma non sul marito, a quella in cui domina sui figli ma non sui genitori, oppure quella in cui viene dominato ma spesso l’uomo si fa fare tutto dal cane ecc, non fa altro che generare confusione. E quindi ansia. E quindi stress.
L’accettare l’uomo quale capobranco non è tuttavia comune a tutti i cani nello stesso modo: ci sono razze più docili (la docilità è proprio la dote caratteriale chiamata in causa in questi casi) e altre meno. E non è affatto detto che il cane non provi comunque a conquistarsi il ruolo di leader. Lo fa, eccome. Ma sta a noi – senza con questo pensare a chissà quale scontro fisico o mentale – ribadire la nostra superiorità di capi. Sempre e per tutta la vita dell’animale.
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