Tale padrone... tale cane

Walt Disney, pur senza essere uno psicologo canino, lo aveva capito benissimo. Basta guardare quella gustosa scena de La carica dei 101 in cui dalla finestra il Dalmata Pongo vede passare sotto casa coppie cani padroni praticamente identici nel modo di muoversi e atteggiarsi, per rendersi conto di come questo genio americano conoscesse i vizi dei padroni e le relative risposte dei cani: imitare quello che l’uomo.

Affermare che tale padrone... tale cane è dunque giusto. E confermato dagli studi. Alcune ricerche hanno ad esempio evidenziato come i cani che vivono in famiglie molto litigiose, manifestino una tendenza all’aggressività maggiore rispetto a quelle in cui regna la pace e la tranquillità. Insomma il cane assorbe il clima che c’è in casa e lo trasferisce poi nel suo comportamento.

Casi diversi sono invece quelli in cui il padrone cerca nel cane una sorta di clone della sua personalità. La persona iper-atletica (non lo sportivo della domenica tanto per intenderci) tenderà ad avere una razza che già sulla carta sia dinamica e sportiva. Una volta preso, poi, è facile che lo porti con sé in passeggiate che vanno ben oltre il semplice giretto-pipì sotto casa e curerà in modo maniacale la sua alimentazione. La persona invece sedentaria e con qualche chilo di troppo, probabilmente non si cruccerà più di tanto se il suo cane è lui stesso obeso e tenderà a ritenerlo ingiustamente pigro, semplicemente perché è lui stesso a non avere voglia di uscire di casa.

Da parte del cane - a parte il fatto che il più delle volte non può fare diversamente - la reazione è spesso quella di imitare l’uomo. Si parla in questo caso di comportamento allelomimetico. In genere questo comportamento viene sfruttato dal cane per imparare dai suoi simili. Se ad esempio si mette un giovane cane da pastore che deve imparare il lavoro accanto ad uno più vecchio, è facile che il giovane impari più in fretta proprio guardando come si muove il vecchio. L’allomimetismo viene però usato anche con l’uomo. Se il cane vede gli umani urlare in continuazione, è facile che tenda ad abbaiare più del solito, proprio perché il latrato equivale all’urlo nostro.   

Per contro c’è anche una sorta di antidoto: quella che William Campbell, uno dei maggiori comportamentisti del ‘900, chiamava la “routine del buon umore”: se un cane si dimostra teso e spaventato, nel momento in cui chi gli sta attorno invece ride, scherza e lo coinvolge in un clima disteso e sereno, è facile che il cane stesso si calmi e superi il momento di paura, fino al punto di superare anche lievi fobie come ad esempio la paura dei botti.