Le patologie dell’occhio
Le patologie dell’occhio e dei suoi annessi (palpebre, ciglia, ghiandole lacrimali) sono abbastanza frequenti. Questi disturbi si ripercuotono inevitabilmente sulle strutture proprie dell’occhio e possono causare danni gravi e talora irreversibili.
L’occhio del cane ha un aspetto simile a quello umano: è costituito dalle stesse strutture anatomiche (cornea, iride, cristallino, vitreo e retina) ed è circondato dagli stessi annessi (congiuntiva, ghiandole lacrimali e palpebre). Una sua peculiarità è però la presenza della membrana nittitante, detta anche “terza palpebra”. Questa struttura, che si trova nella parte inferiore ed interna rispetto alle palpebre, ha la funzione di pulire la superficie corneale. Ricopre la cornea quando l’occhio è chiuso, mentre rimane ripiegata quando questo è aperto.
La patologia più comune è certamente la congiuntivite, che può essere causata da patologie virali, batteriche, parassitarie, allergiche o da corpi estranei come ad esempio le spighe, oppure può essere secondaria a difetti anatomici di palpebre o ciglia. Un tipo particolare di congiuntivite è la congiuntivite follicolare, in cui si osservano delle piccole aree rilevate che corrispondono ai follicoli linfatici. Questo tipo di patologia richiede un’esplorazione accurata di tutta la congiuntiva perché è espressione di una grave irritazione della regione.
Difetti molto comuni a livello delle palpebre sono poi l’entropion e l’ectropion.
L’entropionè il ripiegamento del margine palpebrale verso la cornea. Nelle palpebre correttamente posizionate le ciglia non sono mai in contatto con la superficie oculare; in caso di entropion, invece, le ciglia sfregano contro la cornea irritandola. Ne consegue un processo infiammatorio corneale, ovvero una cheratite e una congiuntivite. La cheratite, se protratta nel tempo, può poi causare un’ulcera corneale, cioè la distruzione degli strati superficiali della cornea.
Cheratite e ulcera sono particolarmente dolorose per il cane, il quale tenderà a tenere gli occhi socchiusi, a sfregarli con le zampe o contro le superfici dure, e ci sarà una notevole produzione di lacrime e presenza di scolo chiaro o purulento. Forme gravi di ulcera possono addirittura distruggere tutti gli strati della cornea causando un’infezione del globo oculare (ipopion) e la perdita della vista. Più spesso queste ulcere tendono a cronicizzare: la cornea diventa biancastra, sulla superficie si notano piccoli vasi sanguigni e alla periferia si può formare una zona più scura. Mentre le forme iniziali sono trattate con farmaci, quelle più gravi richiedono un intervento chirurgico.
L’ectropionè esattamente l’opposto dell’entropion. Consiste infatti nel ripiegamento delle palpebre verso l’esterno, lasciando scoperta la congiuntiva. La conseguenza è una congiuntivite cronica. In alcuni casi coesiste la presenza di entropion ed ectropion, come per esempio nell’occhio “a rombo” che si può trovare nel San Bernardo, il Mastino Napoletano e talora nell’Alano. Quando questo difetto crea lacrimazione eccessiva ed irritazione corneale, si consiglia un intervento correttivo combinato. Le ciglia invece possono avere una localizzazione anomala ed irritare la cornea. Si parla in questo caso di distichiasi.
A proposito di “terza palpebra” bisogna poi ricordare che, soprattutto le razze brachicefale, possono avere un prolasso, ovvero la fuoriuscita dalla sua sede naturale, della ghiandola della membrana nittitante. Sono particolarmente predisposti a questa patologia Bulldog Inglesi, Bouledogue Francesi, Carlini e Boxer, razze in cui questo problema si verifica spesso bilateralmente in età giovanile. Clinicamente il prolasso si manifesta come una pallina arrossata nella porzione interna del margine palpebrale, tant’è che gli anglofoni chiamano questa patologia cherry eye (occhio “a ciliegia”).
La ghiandola prolassata è la maggiore produttrice di lacrime dell’occhio, per cui la sua mancata funzionalità può causare una cheratocongiuntivite secca. Questa patologia, definita con la sigla KCS, è clinicamente caratterizzata dalla formazione di una patina biancastra di pus sulla cornea e, in seguito, dalla formazione di ulcere. Il trattamento in questo caso consiste nella somministrazione di farmaci che controllino l’infezione che si instaura e nell’uso di lacrime artificiali. In alcuni casi è però necessario intervenire chirurgicamente.
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