Gestione quotidiana del cane
Per gestire quotidianamente e in maniera il più possibile serena il cane in casa, occorre ricordare in particolare due aspetti: il cane è un animale molto abitudinario;il canericonosce nella famiglia che lo accoglieil suo “branco”.
La particolare abitudinarietà del cane può da una parte rappresentare un vantaggio. Ad esempio possiamo presto imparare quando ha bisogno di uscire per fare i suoi bisogni, o anche prevedere quali saranno i suoi momenti dedicati al riposo. Dall’altra, però, ci impone anche una certa rigidità nella sua gestione: sarebbe ad esempio l’ideale se il cane mangiasse sempre alla stessa ora (lui infatti impara presto a regolare i suoi ritmi fisiologici), e sempre nello stesso posto. Allo stesso modo sarebbe bene che il posto concesso al cane per il riposo (brandina, poltrona, o coperta per terra) fosse sempre lo stesso. In questo modo lo aiuteremo a capire cosa desideriamo da lui e questa routine, che non ha nulla a che fare con la “ripetitività” finanche negativa per noi umani, gli permetterà di imparare dei ritmi tranquillizzanti.
Il fatto invece che noi ai suoi occhi rappresentiamo il branco, ci induce ad assumere qualche responsabilità in più. È ad esempio assolutamente sbagliato pensare che per un cane valga di più l’avere a disposizione 1000 metri quadri di giardino, se poi non gli è concesso di vivere al nostro fianco. Semplicemente se ne infischia di tutto quel verde, e passerebbe la maggior parte del tempo incollato al vetro che ci divide da lui. Il cane ha bisogno di seguirci, di osservare tutto ciò che accade. E impara anche presto ad adeguarsi alle nostre necessità e ai nostri limiti di tempo. Importante è che si senta parte della famiglia, nel ruolo che però gli spetta e nel quale può trovare la serenità: quello di soggetto che deve ubbidire ai leader (noi) indiscussi.
Un altro consiglio valido in generale è che tutti i membri della famiglia si occupino, a rotazione, del cane: nel dargli da mangiare, ma anche e soprattutto nel far rispettare la disciplina imposta fin dal primo giorno in casa. In questo modo si eviteranno i casi, purtroppo frequenti, in cui ad esempio l’animale ubbidisce ad un membro e non ad un altro della famiglia, oppure si leghi troppo a chi gli dà il cibo e le coccole, maturando un attaccamento morboso ed esclusivo.
Da tenere sempre presente è però il fatto che ci troviamo di fronte ad un essere vivente che: ragiona in modo diverso dal nostro; non parla il nostro linguaggio; non ha le nostre stesse esigenze. È insomma come se fosse un bambino italiano che all’improvviso si trova trapiantato in Cina e al quale i cinesi (cioè noi) chiedono di fare e non fare certe cose. Capite bene che gli occorrerà tempo e pazienza. Ma anche proprio la routine, la stessa che gli permetterà di associare ad esempio una parola ad un comando, un gesto al fatto che riceve cibo, un momento del giorno al gioco o alle grattatine lungo la schiena.
Vale allora veramente la pena di mettersi nei suoi panni e ricordare sempre l’esempio fatto. Solo così potremo trovare la via migliore per comunicare con lui, ma soprattutto farci capire.
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