cane in punizione
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Incriminata per aver pubblicato su Facebook le foto del cane in punizione

È successo negli Stati Uniti, a Shiloh, Illinois: Sarah Beth Boothby ha pubblicato su Facebook le foto del proprio cane in punizione, con il muso legato dalle stringhe che poco prima lo stesso animale aveva masticato e la scritta “Quando mangi le stringhe della mamma…”. La donna pensava probabilmente di applicare una corretta tecnica di dissuasione nei confronti del proprio cane e, al tempo stesso, di apparire spiritosa sul social network, ma l’effetto non è stato proprio quello che si aspettava. Decine di persone hanno scritto al dipartimento di polizia locale, denunciando il maltrattamento. Le forze dell’ordine sono quindi intervenute, incriminando Sarah, poiché dalla foto sembrava che il cane potesse avere difficoltà respiratorie.

La donna si è giustificata spiegando che la punizione è durata circa 45 secondi. Un esame dell’animale ha rivelato che era in buona salute generale e quindi non sono state intraprese ulteriori azioni legali.

Sarah ha pensato che punire il cane per il suo comportamento fosse un buon sistema per farlo smettere, ma non è così. Il problema fondamentale del castigo, applicato a un animale, è che molto difficilmente sarà in grado di capire per quale motivo viene punito, soprattutto se sono passati alcuni minuti da quando ha compiuto quell’azione. Il sistema giusto per intervenire è quello del rinforzo positivo, focalizzando l’attenzione del cane su oggetti che possa liberamente masticare, come i suoi giocattoli.

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