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Albergatore rifiutò cieco con cane guida, condannato: ora impugna la multa

Albergatore rifiutò di ospitare un cieco con il cane guida: ora impugna la multa

Nell’agosto del 2016 l’hotel St Gregory Park di San Giuliano aveva rifiutato la prenotazione di una persona cieca e dal suo cane guida. A denunciare l’episodio fu, prima di tutti,  l’Unione Italiana dei Ciechi e Ipovedenti (Uic), ricordando come la legge affermi che “il cieco con il cane guida può entrare in tutti i luoghi aperti al pubblico“.

La Prefettura di Rimini, a seguito dell’episodio aveva condannato l’albergatore, che si giustificava adducendo la primaria tutela degli allergici al pelo animale, al pagamento di una multa di 800 euro; a seguito della sentenza emessa dal giudice di Pace, l’albergatore, tramite il proprio legale ha deciso di impugnare la sanzione, nel caso, anche davanti alla Corte Costituzionale: “Noi preferiamo garantire un soggiorno pet-free a chi ha paura, oppure ha allergie e non vuole animali in vacanza”, la difesa dell’albergatore.

Accanto all’albergatore è scesa in campo anche FederAsma, la onlus con sede a Roma che raggruppa gli asmatici allergici italiani.

Secondo la difesa la legge sui cani guida è del 1974 ed è quindi da rivedere: si pone infatti in contrasto con il diritto costituzionale di tutti i cittadini alla salute, compresi coloro che soffrono di allergie dovute al pelo dagli animali.
Viene evidenziato, inoltre, che la tutela della libertà di impresa presuppone la libertà delle azienda di scegliere la propria politica, senza che le stesse vengano esposte al rischio di risarcimento danni da parte degli altri clienti che non amano gli animali e sono stati spinti alla scelta del determinato hotel, proprio in virtù del divieto di ingresso ai cani; senza nessuna eccezione.

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