PET THERAPY PER MIGLIORARE LA QUALITA’ DI VITA DEI PAZIENTI
In occasione della XVIII Giornata Mondiale dell’Alzheimer, la Fondazione Manuli-Onlus, in collaborazione con UniCredit Foundation, organizza il 20 settembre prossimo, dalle 14.00 alle 18.30 presso l’Aula Magna UniCredit (Via Grossi, 10 – Milano) un convegno, aperto al pubblico, nel corso del quale saranno presentati i risultati della ricerca sulle attività dell’ “Isola in città”, svolta per verificare l’efficacia degli interventi cosiddetti “complementari”, in particolare delle terapie emozionali e psicosociali, sulla qualità di vita non solo dei pazienti con Alzheimer ma anche dei loro familiari e care giver.
Per terapie complementari si intendono quei trattamenti non farmacologici, tra cui la Danza Movimento Terapia, la Pet Therapy e l’Arte terapia, capaci di favorire una maggiore autonomia cognitivo-funzionale del paziente con Alzheimer e che possono affiancare, ma non sostituire, le terapie mediche convenzionali.
Utilizzate già da tempo nel trattamento della sintomatologia di patologie croniche neurodegenerative, queste terapie si sono dimostrate particolarmente utili per migliorare la qualità di vita di chi soffre di Alzheimer; per questo motivo, stanno suscitando grande interesse nella comunità medica, nei caregiver e nell’opinione pubblica.
L’importanza della ricerca sull’ “Isola in Città” non sta tanto nel valore statistico dei risultati ottenuti, ma nella conferma dell’efficacia di interventi terapeutici non verbali e complementari sulle persone affette da Malattia di Alzheimer sia nel rallentare la perdita delle competenze rimaste, sia nel favorire stati emotivi positivi nell’ambito del contesto terapeutico della seduta.
“Il nostro obiettivo è quello di trovare gli strumenti migliori per alleviare la sofferenza dei malati evitando il loro isolamento e combattendo il senso di impotenza che colpisce sia i pazienti che le loro famiglie – ha dichiarato Cristina Manuli, Presidente della Fondazione Manuli - L’indagine che abbiamo condotto grazie alla collaborazione del Dottor Livio Bressan, rappresenta un piccolo traguardo, ma si inserisce in un contesto nuovo, in cui non esistono ulteriori studi. La novità non sta tanto nella significatività dei risultati, ma piuttosto nell’aver avviato uno studio che, ci auguriamo, possa essere ampliato al più presto, poiché basato su presupposti in cui credono sia i neurologi sia i caregiver”.
Nel corso del convegno si parlerà di Danza Movimento Terapia, un’occasione di benessere per i pazienti, ai quali vengono proposti brani musicali che appartengono alla loro storia, ad un periodo in cui erano giovani e sani e, grazie ai quali, si assiste ad un risveglio corporeo, un riaccendersi di emozioni e un desiderio di muoversi. Con la Danza Movimento Terapia ci si muove nell’ambito della riabilitazione cognitiva, emotiva-affettiva, comportamentale e motoria, e si offre ai pazienti un’occasione di benessere: maggiore padronanza del proprio corpo in relazione a sé e all’ambiente, migliore interazione con gli altri e riduzione degli stati ansiosi-depressivi.
Ampio spazio sarà dedicato all’Arte Terapia, particolarmente utile nella malattia di Alzheimer poiché consente stimolazioni tattili, visive e motorie del paziente. Il processo artistico, infatti, promuove il recupero delle memorie implicite ed esplicite e durante questo processo il paziente è stimolato dal piacere di raggiungere una forma estetica, rafforzando così la propria autostima.
Anche la Pet Therapy, ha messo in luce la ricerca, favorisce l’integrazione sociale del paziente ed il raggiungimento di uno stato di serenità. La presenza dell’animale durante gli incontri ha avuto effetti positivi sia sul benessere che sull’emotività dei pazienti e molto spesso si è instaurato un dialogo tra il paziente e l’operatore e tra i pazienti stessi.
Il convegno si concluderà con una anticipazione su ciò che è ancora in fase di sperimentazione, ossia il progetto “Parlare si può”, che ha come obiettivo principale quello di migliorare la conversazione con il paziente Alzheimer per superare il senso di impotenza che spesso colpisce i familiari di fronte alla malattia del proprio caro e per cercare di mantenere attivo l’uso della parola nel paziente Alzheimer.
L'Alzheimer è una patologia neurologica degenerativa che colpisce il cervello, conducendo progressivamente il malato a uno stato di totale dipendenza. Attualmente sono stimati 600.000 casi di Alzheimer in Italia con un incremento di circa 80.000 nuovi malati ogni anno; purtroppo, non sono disponibili cure farmacologiche risolutive e l'assistenza grava per l’80% dei casi sulla famiglia, che rimane quindi il principale e continuativo sostegno per il malato.
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